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Il 2017 procede ancora meglio del previsto?

 

John Stopford, Head of Multi-Asset Income, e Philip Saunders, co-Head of Multi-Asset Growth, forniscono un aggiornamento intermedio, spiegando perché molti dei fattori di crescita positivi attesi a inizio anno si sono sviluppati molto più rapidamente del previsto, rendendo necessario un posizionamento leggermente più cauto rispetto all'esordio del 2017.

 

Philip Saunders
Co-head Multi-Asset Growth
Leggi l’outlook di Philip >

John Stopford
Head of Multi-Asset Income
Leggi l’outlook di John >



Philip Saunders

Co-head Multi-Asset Growth

A inizio anno, le previsioni di consensus favorivano complessivamente le azioni e i mercati hanno confermato questa visione. Altre aspettative diffuse sono state invece deluse. La Federal Reserve statunitense ha effettivamente innalzato i tassi d'interesse ufficiali per due volte, ma la congiuntura favorevole all'inasprimento pronosticata da molti osservatori non si è materializzata come previsto. La maggior parte dei mercati obbligazionari ha di fatto registrato un rally e i rendimenti generati da posizioni nel segmento a lungo termine del mercato sovrano statunitense hanno ancora una volta colto di sorpresa chi aveva una visione ribassista sui tassi d'interesse, dato che la curva si è appiattita. Nei mercati azionari dei paesi sviluppati, i titoli di qualità hanno registrato un rialzo mentre sono arretrati i settori value ciclici, che nel secondo semestre del 2016 avevano già subito una forte contrazione.

Negli Stati Uniti, la crescita e le pressioni inflazionistiche si sono rivelate più deboli di quanto avessero prospettato i sondaggi previsionali; in Europa, invece, l'andamento espansionistico ha sorpreso in positivo e i timori di un'ascesa incontrollata del populismo si sono dimostrati eccessivi. In questo scenario il dollaro USA si è indebolito, contrariamente alle aspettative di consensus che prevedevano un rafforzamento, giustificate anche dall'attesa suscitata da un presidente radicalmente pro-crescita. Come sospettavamo, questo mercato era già affollato e di conseguenza ha subito contraccolpi. A trarne particolare vantaggio sono stati i mercati emergenti. Dopo una fase di andamento laterale dovuta alla concomitanza tra la retorica protezionista di Trump, il miglioramento delle dinamiche di crescita e un contesto di liquidità più favorevole del previsto, le valute, le azioni e le obbligazioni dei mercati emergenti hanno tutte messo a segno un rally. Più in generale, gli spread creditizi hanno registrato un'ulteriore contrazione mentre la "caccia al rendimento" è proseguita senza battute d'arresto.

Infine, è da notare il fatto che il rally degli asset growth è rimasto sostenuto nonostante lo slancio politico di Trump si sia ben presto esaurito, suggerendo che il tema della reflazione globale ha radici più profonde di quanto in molti si aspettassero.

Pur prevedendo che la crescita globale rimanga complessivamente positiva, siamo consapevoli che le valutazioni sono eccessive, il posizionamento degli investitori è meno favorevole e il tono delle banche centrali più aggressivo. Di conseguenza, in previsione del secondo semestre, abbiamo ridotto tatticamente i nostri asset growth agendo in particolare sulle aree dove non riteniamo che la remunerazione sia adeguata a fronte del rischio.


John Stopford

Head of Multi-Asset Income

La crescita globale presenta uno slancio discreto e il rischio di recessione nel prossimo anno sembra ancora molto basso, ma la fase di accelerazione dell'attività economica appare giunta al termine con i dati USA che di recente sono stati deludenti. Anche gli indicatori bottom-up sono in generale favorevoli, con le revisioni degli utili che si mantengono sul versante positivo.

La politica monetaria potrebbe rivelarsi un possibile ostacolo nel corso del prossimo anno. Si tratta di un fatto normale all'approssimarsi della fine dei cicli economici che, pur aumentando le possibilità di un contesto caratterizzato da volatilità e dal rischio di un errore di politica monetaria, non preclude tuttavia ulteriori successi del mercato se la crescita persiste. Alcune delle principali banche centrali sono giunte di recente alla conclusione che un miglioramento della crescita fornisce margini per la normalizzazione della politica monetaria. Si tratta di una riflessione che favorisce la riduzione della dipendenza dei mercati da politiche ultra accomodanti, limitando in tal modo il rischio di un aumento degli squilibri finanziari. Funge inoltre da incentivo per un nuovo allentamento in futuro, qualora fosse necessario. È probabile pertanto che, soprattutto col nuovo anno, sarà necessaria una maggior cautela.

Nel complesso, il contesto continua a supportare una modesta esposizione sovrappeso per gli asset di tipo growth, come ad esempio i mercati azionari, creditizi ed emergenti. Continuiamo a preferire i titoli azionari a quelli creditizi, con margini per un'ulteriore ripresa dei titoli value e di quelli finanziari. Il nostro atteggiamento verso gli asset dei mercati emergenti è invece meno positivo, data la rivalutazione da livelli molto bassi. Le valutazioni di gran parte degli asset dei mercati sviluppati sono alquanto elevate e più eque per i mercati emergenti. Apparentemente però non si tratta di un fattore che andrà a limitare in misura significativa gli ulteriori guadagni nel corso del prossimo anno. L'andamento del rischio è favorevole e il trend dei prezzi è positivo.

I mercati delle obbligazioni governative potrebbero offrire una minor protezione difensiva nel contesto dell'inasprimento monetario, ragion per cui è attualmente preferibile una duration inferiore. A nostro avviso però i rendimenti continueranno ad essere penalizzati dai bassi livelli di crescita e inflazione e dagli alti livelli di indebitamento.

Le prospettive per le valute restano, a nostro parere, contrastanti. Il dollaro ha subito una correzione a fronte dell'indebolimento dei dati, tuttavia ulteriori perdite sembrano improbabili, dato il cambiamento di attese del mercato e il posizionamento già avvenuto. La quotazione dello yen è relativamente bassa, un fatto dovuto anche all'attuale quantitative easing e alla bassa volatilità. La sterlina resta vulnerabile all'incertezza provocata dalla Brexit, mentre le valute legate alle materie prime potrebbero avere un maggiore potenziale di rialzo in ragione di un miglioramento dei prezzi delle risorse.